Emanuele Censi

Emanuele Censi
1997 | Roma | Italia

Emanuele Censi (Roma, 1997) è un artista visivo che vive e lavora in Italia. La sua pratica intreccia pittura, illustrazione e immagine in movimento in un linguaggio coerente e riconoscibile. Dopo una formazione in Grafica e Cinema, si laurea in Illustrazione per l’editoria presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, consolidando l’attenzione per l’immagine come spazio narrativo e simbolico.

La sua ricerca si concentra sul corpo come territorio di conflitto e tensione emotiva, in cui si stratificano dimensioni intime e strutture culturali. La figurazione, pur riconoscibile, tende alla deformazione e alla sintesi, generando presenze ambigue tra attrazione ed estraneità. Erotismo, iconografie archetipiche e riferimenti mitologici diventano dispositivi critici per esplorare paure, desideri e nevrosi collettive.

Al centro del suo lavoro emerge una riflessione sulle costruzioni simboliche del maschile e sulle dinamiche di potere che attraversano il corpo, mettendo in discussione modelli identitari e le forme attraverso cui genere, autorità e vulnerabilità vengono rappresentati. Sul piano formale predilige un linguaggio essenziale, con contrasti netti, campiture monocrome e attenzione alla linea, costruendo situazioni sospese in cui la tensione resta irrisolta. In questo modo sviluppa un’indagine coerente sul corpo contemporaneo come luogo fragile e politico, attraversato da forze contrastanti e immaginari in trasformazione.


03-09 Mar 2026

Vernissage
Martedì 03 Mar 18:30-21:30

Self-Mythology è un’indagine visiva e simbolica sul maschile, costruita attraverso teli monocromatici dipinti su stoffe di uso domestico. Il bianco e nero acrilico, steso senza cancellare la trama, fa della superficie un elemento vivo: il tessuto non è solo supporto, ma corpo, pelle che trattiene e restituisce il gesto pittorico.

Il progetto nasce come riflessione sulla costruzione di una mitologia personale e autoreferenziale: un immaginario in cui il maschile si autorappresenta e si celebra, ma finisce anche per imprigionarsi nella propria narrazione eroica. Archetipi patriarcali – guerriero, atleta, dominatore, martire – vengono isolati e reiterati fino a rivelarne la fragilità.

Al centro si colloca la tensione tra impulso dionisiaco e istanza apollinea: eccesso e perdita di controllo da un lato, disciplina e contenimento dall’altro. Nei teli l’oscillazione non si risolve, ma produce figure sospese. Il corpo, deformato e talvolta ambiguo nei tratti sessuali, diventa campo di battaglia: un’erotica compressa e perturbante, più trattenuta che celebrata, che smonta dall’interno le retoriche egemoniche del maschile e ne mostra l’aspetto performativo, quasi teatrale.

L’assenza di colore concentra lo sguardo su contrasti, silhouette e rapporto tra pieno e vuoto, mentre la materia domestica introduce una frizione tra intimità e monumentalità. Sospesi e non rigidamente incorniciati, i teli dialogano con lo spazio come presenze mobili, quasi rituali: arazzi contemporanei che invitano lo spettatore a un confronto fisico, oltre che visivo, con un mito che si incrina tra desiderio di controllo e pulsione di abbandono.

Il desiderio del Dio, 2026, Acrilico su tessuto, 180x140cm
Il desiderio del Dio, 2026, Acrilico su tessuto, 180x140cm
Il sacrificio del Minotauro, 2026, Acrilico su tessuto, 140x154cm
Il sacrificio del Minotauro, 2026, Acrilico su tessuto, 140x154cm
Istinto, serpente, Pan!, 2026, Acrilico su tessuto, 180x140cm
Istinto, serpente, Pan!, 2026, Acrilico su tessuto, 180x140cm
La nascita di Zeus, 2026, Acrilico su tessuto, 140x154cm
La nascita di Zeus, 2026, Acrilico su tessuto, 140x154cm
Narciso e l'io sono, 2026, Acrilico su tessuto, 140x100cm
Narciso e l'io sono, 2026, Acrilico su tessuto, 140x100cm
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