Gio 20 Luglio 2023

18:30

Massimo Scaringella presenta

Alessandro Pellegrini

1994

Roma

Il percorso artistico che ho svolto fino ad ora si è sempre caratterizzato da un grande amore e un profondo rispetto per il colore. In una prima fase lo sperimentare liberamente col colore mi ha fatto scoprire gli effetti che nel corso del tempo sono diventati i segni distintivi di una grammatica artistica personale. Considero l’arte come una delle forme più importanti per esprimere emozioni e comunicare, e allo stesso tempo come un bellissimo egoismo liberatorio. Vivo l’arte come un’esplosione interiore di sensazioni contrastanti e frammentate, che provo a riunire e codificare attraverso le immagini. Questa visione dal principio mi spinge ad una ricerca spasmodica del nuovo, del diverso, ad uno studio e ad una sfida con me stesso e con l’osservatore nell’usare materiali e supporti differenti. Di fatto nella prima sperimentazione ho stravolto l’utilizzo classico dell’acquerello, attraverso una tecnica tutta personale, basata sull’immissione di colore e acqua all’interno di forme ottenute tagliando l’acetato, sul quale poi venivano aggiunti pesi per imprimere il colore sul foglio e così creare effetti mai visti dovuti alla privazione dell’ossigeno. Parallelamente ho iniziato ad incidere e tagliare il foglio a sostituzione della matita, ad aggiungere colla per dare rilievi ed effetti al colore, fino alla piena immersione nel materico: sabbia, gesso, cemento, bitume, colla e smalti sono stati protagonisti su supporti sempre variabili. Legno, cartone riciclato, cartongesso, polistirolo espanso, sono diventate le tele e i fogli iniziali su cui far giocare il colore miscelato ai materiali. Essendo per me l’arte un veicolo espressivo che congiunge il mio mondo interiore con chi lo incontra, da sempre muta e si arricchisce.

L’esplorazione dell’arte materica ha prodotto una grande varietà di stili differenti, spesso lontani tra di loro. Ho quindi sfruttato l’arte come mediatrice per raggiungere un equilibrio e per far collimare la calma espressa dall’acquerello con l’esuberanza trasmessa dal materico. Questo processo mi ha condotto ad una nuova fase creativa, preceduta dall’osservazione delle forme, delle linee e delle sfumature eleganti dell’acquerello da un lato; dall’altro mi ha spinto a rivalutare anche gli spazi bianchi del foglio lasciati dal colore. Ed è proprio nella complementarità dell’acquerello e della sua assenza che ho trovato un punto di riferimento da cui partire per una sintesi equilibrata con diversi stili e materiali. Lo studio delle nuove forme ha permesso di introdurre materiali nuovi in un regno prima governato esclusivamente dall’acquerello. Interpretando l’arte come una sfida a migliorarmi e come linguaggio espressivo (molte volte più funzionale delle parole), è stato un processo graduale e non senza difficoltà, tuttora in corso.

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